Per qualsiasi appassionato di vini l’ultimo fine settimana di novembre significa solo una cosa: mercato della FIVI di Piacenza.

Partenza di buon mattino direzione Piazza Cavalli per il consueto panino con la coppa, puntuali alle 11.00 scalpitiamo fuori dai cancelli dell’area expo, il tempo di cambiare il biglietto, prendere bicchiere e carrello e… siamo dentro!

Ogni anno ci sono sempre più appassionati e sempre più produttori (oltre 600 quest’anno), facce conosciute, alcune solo intraviste, tutte concentrate nelle degustazioni ed attente alle spiegazioni dei vignaioli

Iniziamo con le bollicine di alcuni amici di Valdobbiadene, vini eroici dal residuo zuccherino bassissimo, per poi passare a fantastici Franciacorta da oltre 100mesi sui lieviti (chissà come saranno dopo un giusto riposo in cantina!), proseguiamo con i lambruschi, rifermentati e metodo classico, per poi passare ai piccoli vignaioli della Liguria, vermentini da vecchie vigne con piccole o grandi macerazioni (in FIVI non è difficile trovare questo metodo), vecchie annate di timorasso che taluni tirano fuori magicamente da sotto il bancone, fantastici vini di una delle zone più vocate d’italia…la Sicilia con i Rossi dell’Etna.

Impossibile descriverli tutti come impossibile assaggiarli tutti, molti vini sono poco conosciuti e praticamente introvabili altrove, vitigni autoctoni e piccolissime produzioni, tutti però con un unico grande denominatore: la passione di chi li produce e la passione di chi li assaggia (e compra).

L’orologio scorre veloce ed è già orario di chiusura…un ultimo saluto a quel produttore amico di vecchia data e poi via verso casa, bagagliaio pieno di vino e di nuove conoscenze (umane ed enologiche).

(Alessandro Meneghin)